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Fantasia interpretativa

Poichè sperare che qualcuno comprenda le nostre azioni, tanto vale evitare le “giustificazioni”.

Si è sempre giudicati. Qualunque sia il motore dei nostri gesti, mai nessuno sarà in grado di comprenderli o apprezzarli. La necessità è una soltanto, bisogna vivere ignorando il parere altrui senza però cadere nell’errore dell’offesa.

Sono sbagliato? Pretendere intelligenza lo è.

Sono malvagio? Il non rispetto nei miei confronti lo è.

Sono volgare? L’attegiamento di indiferenza lo è.

Sono folle? Non ascoltare lo è.

Sono sconfitto? Si.

Le fantasie con le quali la gente tende a volersi fare male sono crudeli. Non capisco perchè sia indispensabile travisare il mondo, perchè autoinfliggersi tanto dolore avendo a portata di mano la chiave per la felicità?

Si comincia da qui. O, in breve,  si continua da qui. Si procede, poichè l’incessante e sfiaccante camminare mai teme il continuo piegarsi al cospetto delle tristezze, delle mancanze, delle volgari amarezze.

Io mi piego. Non mi spezzo. Non mi spezzo? E se lo fossi di già, prono di fronte alla vita, in frantumi?

Non soltanto ho piegato la mia anima, l’ho anche banalizzata e ridicolizzata, l’ho stremata e disidratata.

Non è sete, non è fame. E’ banale affetto immane.

Non è crescità ne giudizio. Sono vittima di un ridicolo artifizio.

Si comincia da qui, continuerò l’unica cosa che mi permette di sopravvivere: la scrittura.

Non sono un letterato, non sono laureato. Disperato. Disperato. Disperato.

Credo nella libertà, spesso e volentieri dimentico quanta fortuna io abbia nel poterla attuare, ne approfitto nel mio piccolo per urlare dal petto tutto ciò che mi tormenta. Un angusto angolo di sfogo mi è indispensabile, benchè ne sia io il solo spettatore, per poter continuare il cammino irrimediabilmente difficoltoso che la vita mi prospetta.

Non è bello vivere e chi lo pensa è soltanto un pusillanime illuso, probabilmente attaccato a riflessioni altrui, incapace di coscienza personale. Mi piace questo, mi piace il digitare a casaccio sfogando la mia interiorità.

Primo post. Prima lacrima. E’ una gioia personale. Una festa gratificante e silenziosa. Mi sta bene così. Senza glorie e senza esulti. Soltanto io. Però…Sono vivo. Cos’è la vita senza il proprio parere? Io me lo concedo in solitudine. Così che nessuno sia offeso. Alle volte i grandi affetti, le amicizie, gli amori, gli affetti di dimora, non sanno comprendere quanto sia celato all’interno delle nostre parole. Ed io arrendevole come non mai, ho perso le speranze in una loro comprensione. C’è chi dice si, pensando no. Questa è la categoria peggiore. Gode nell’essere accettato. Non nell’avere una personale opinione. C’è chi dice no. Ed è un peccato. E’ così poco ragionata la negazione, è così tanto calcolata l’offesa. C’è chi è nullo al proprio parere. Categoria che evito e disprezzo poichè mi priva di emozioni. Preferisco il pugno allo stomaco all’indifferente ignoranza. Dio o chi per lui, fossi anche me stesso il mio unico Dio, mi sia testimone:

La vita è tanto breve e dolorosa che bruciarla tra orgoglio, malanime, pianti, vergogne…E’ la cosa più imbarazzante del mondo. La meno giustificabile. O forse la più accettabile, a seconda dei pareri. Io ho il mio effimero pensiero. E lo perpetuo finchè morte non mi separi. Dal mio corpo è ovvio.